Perché tiriamo fuori la lingua quando siamo concentrati?

Bambini e anche adulti, quando si concentrano, tirano fuori la lingua, come se potesse aiutarli a compiere l’azione in qualche modo

Perché tiriamo fuori la lingua quando siamo concentrati?
Perché tiriamo fuori la lingua quando siamo concentrati? Bambini e anche adulti, quando si concentrano, tirano fuori la lingua, come se potesse aiutarli a compiere l’azione in qualche modo.

Gli ultimi ritocchi per completare un disegno, la riparazione di un oggetto rotto, la costruzione di un modellino, la decorazione di un dolce sofisticato, sono tutte situazioni in cui siamo concentrati su ciò che stiamo facendo, ed è proprio in questi momenti che dalle nostre labbra spunta la lingua (spesso tenuta di lato e stretta tra i denti) come se potesse aiutarci nell’attività che stiamo facendo.

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Si tratta di un gesto nella maggior parte dei casi involontario, legato all’evoluzione del nostro linguaggio, in cui l’emersione della parola è stata preceduta da una fase gestuale.

Forrester e Alina Rodriguez, rispettivamente del Dipartimento di Psicologia (Facoltà di Scienze e Tecnologie dell’Università di Westminster) e del Dipartimento di Epidemiologia e Biostatistica (dell’Imperial College di Londra) hanno dato una possibile spiegazione neurologica.

Gli studi

Nell’articolo “Slip of the tongue: Implications for evolution and language development” pubblicato sulla rivista scientifica specializzata “Cognition” le 2 ricercatrici hanno sottoposto bambini di 4 anni (con sviluppo tipico) a una serie di compiti cognitivi per osservare la frequenza della protrusione della lingua. I piccoli sono stati impegnati in attività che richiedevano manualità di precisione, movimenti motori grossolani e nessuna azione motoria. La frequenza della protrusione della lingua era associata al compito motorio, inoltre più richiedeva precisione e maggiori erano le probabilità che la lingua venisse tenuta sul lato destro.

La spiegazione è legata al fatto che l’articolazione della mano e della lingua sono governate da processi cerebrali condivisi. “Ciò avrebbe fornito un ponte naturale per lo sviluppo di un primo sistema di comunicazione, passando dai gesti delle mani alla parola nell’uomo primitivo“, ha specificato la professoressa Forrester in un comunicato stampa dell’Università di Westminster.

Lo studio “Language as a Tool: Motor Proficiency Using a Tool Predicts Individual Linguistic Abilities” pubblicato su “Frontiers in Psychology” ha dimostrato che esistono processi cognitivi condivisi tra l’uso degli strumenti (manualità complessa) e il linguaggio: l’area del cervello che si attiva mentre dipingiamo, scriviamo o ripariamo qualcosa con le mani è prossima a quella del linguaggio, ed entrambe sono localizzate nell’emisfero sinistro.

I nostri antenati del genere Homo comunicavano principalmente attraverso la gestualità manuale. Poi, con l’invenzione dei primi strumenti complessi e le mani impegnate, il metodo dominante per comunicare è passato alla bocca. “Questo è probabilmente il motivo per cui vedi fare così tanti gesti quando parliamo, perché la vista è il nostro strumento sensoriale principale“, ha dichiarato a LiveScience la professoressa Forrester.

Sebbene, però, la connessione neurologica e funzionale tra mani e lingua è ben documentata, l’esatta ragione per cui viene tirata fuori quando ci concentriamo su qualcosa è ancora tutta da dimostrare. Potrebbe essere una sorta di “residuo” del nostro metodo di comunicazione ancestrale, oppure un riflesso legato alla vicinanza tra le aree del cervello che controllano lingua e articolazioni delle mani.

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