Perché quando ci annoiamo il tempo non passa mai?

Il senso del tempo nasce in vari punti del cervello, ed è anche influenzato da emozioni, memoria e esperienze già fatte

Perché quando ci annoiamo il tempo non passa mai?
Perché quando ci annoiamo il tempo non passa mai. Il nostro orologio interno funziona diversamente da quello che abbiamo al polso. Il senso del tempo nasce in vari punti del cervello, ed è anche influenzato da emozioni, memoria e esperienze già fatte. Ecco perché le ore a volte sembrano volare e altre volte diventano interminabili.

Caduta al rallentatore

Alcuni volontari sono stati buttati giù (di spalle) da un traliccio alto circa 50 metri. Erano legati (ovviamente). In mano avevano un cronometro con numeri che scorrevano velocissimi: se il loro tempo interiore fosse rallentato, allora sarebbero riusciti a leggere i numeri. Nessuno però ce l’ha fatta. Quindi, quando ci si trova in pericolo il cervello non lavora più in fretta e il tempo non rallenta. Il tempo, però, si allunga nel nostro ricordo. Infatti, la caduta è sembrata a tutti più lunga di quanto è stata in realtà.

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Simpatici e antipatici

Una psicologa di San Diego (Usa) ha messo tante persone in una stanza, chiedendo a ognuno di sceglierne alcune con cui svolgere un lavoro di gruppo. Finito l’incontro, ha chiamato i volontari uno per uno e ha detto a metà di loro che non erano stati scelti da nessuno, all’altra metà che erano stati scelti quasi da tutti. Dopodiché ha fatto compilare un questionario, chiedendo ai volontari di dire, secondo loro, quanto tempo avevano impiegato per riempire il questionario. I “simpatici” hanno creduto di impiegare per la compilazione molto meno tempo degli “antipatici“. Quindi, il tempo scorre più in fretta per chi è felice.

Il paradosso della vacanza

Termine coniato dalla psicologa americana Claudia Hammond, è quando un’esperienza intensa (come una vacanza trascorsa con gli amici) appare al nostro cervello troppo rapida mentre si svolge (perché vorremmo che non finisse), ma poi si fissa nella memoria come più lunga della realtà, proprio perché è stata importante per noi. Quindi, nel nostro cervello convivono due tipi di tempo, quello dell’esperienza e quello della memoria.

Ritmi naturali

Il sociologo e appassionato di speleologia (l’esplorazione delle grotte) Maurizio Montalbini ha passato più di un anno chiuso in una grotta profonda, in totale solitudine, per capire se il nostro corpo mantiene il ritmo giorno-notte anche in assenza del sole. Scoprì che non è così, perché la sua “giornata” si allungò fino a 36 ore. Quindi, è solo l’alternarsi di notte e giorno che ci fa andare a letto dopo 12-16 ore di veglia, ma per il nostro corpo sarebbe più istintivo un ritmo diverso.

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