Fare queste 6 cose su WhatsApp può farti finire in prigione

Ecco i 6 casi più pericolosi, illegali e frequenti che potrebbero nascere da un uso improprio di WhatsApp

WhatsApp
6 cose da non fare su WhatsApp per non finire in prigione. fanpage.it, insieme alla Dr.ssa Fabiola Silvestri, Dirigente del Compartimento della Polizia Postale e Comunicazioni di Piemonte e Valle d’Aosta, hanno analizzato i 6 casi più pericolosi, illegali e frequenti che potrebbero nascere da un uso improprio di WhatsApp.

Le responsabilità degli amministratori dei gruppi di WhatsApp

Gli amministratori dei gruppi WhatsApp (ma anche quelli di Instagram e Facebook) possono essere rintracciati e denunciati, quando viene scoperto che qualsiasi membro del gruppo promuove attività illegali.

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La Dr.ssa Fabiola Silvestri ha spiegato che:
L’attività investigativa della Polizia Postale è rivolta all’individuazione sia degli amministratori, sia dei partecipanti ai gruppi. Ciascuno di questi potrebbe incorrere nella commissione di vari reati tra i quali ad es. la diffamazione e le minacce, stante il fatto che tali gruppi sono spesso utilizzati per commentare fatti d’attualità che suscitano grande fervore. Le tecniche forensi che negli anni sono state sviluppate consentono di ricostruire in modo analitico lo storico delle attività di ogni singolo utente definendo di conseguenza i singoli profili di responsabilità“.

Condivisione di clip pornografiche

Vendette, cyberbullismo, ricatti? Tra le pratiche più crudeli, spiccano il revenge porn e la condivisione di clip pornografiche all’insaputa del proprietario. Pratica illegale e che diventa ancora più grave se si tratta di materiale pedo-pornografico.

La Dr.ssa Fabiola Silvestri ha spiegato che:
La normativa di riferimento è l’art. 600 quater c.p che contempla l’arresto facoltativo per il caso di detenzione di ingente quantitativo di materiale pedo-pornografico, implicante ossia la presenza di minori coinvolti in atti sessali. La sola detenzione di materiale pornografico, riferibile ad adulti, non comporta  commissione di reato. È invece penalmente rilevante la diffusione di immagini o video di nudo di persone non consenzienti: in tali casi è ravvisabile una diffamazione o, nelle circostanze più gravi, il nuovo reato di porn revenge introdotto dalla L.69 del 2019.

Le molestie su WhatsApp

Può una persona denunciare alla Polizia Postale di essere molestato/a su WhatsApp?
Quali possono essere le conseguenze di chi molesta?

La Dr.ssa Fabiola Silvestri ha spiegato che:
Nel caso di molestie realizzate tramite qualsiasi strumento, anche virtuale come WhatsApp, la vittima può formulare querela per il reato di cui all’art. 660 c.p.. Il responsabile va incontro ad una pena dell’arresto fino a 6 mesi o dell’ammenda fino a 516 €. In casi più gravi ove la condotta acquista i caratteri della serialità potrebbe essere integrato il reato di atti persecutori di cui all’art. 612 bis c.p.“.

Creazione di un account WhatsApp a nome di qualcun altro

Uno dei fenomeni più diffusi su WhatsApp (ma sopratutto su Facebook e Instagram), è la creazione di account fake a nome di terzi. Persone inconsapevoli dell’accaduto che vengono immischiate in casi di stalking o cyberbullismo.

La Dr.ssa Fabiola Silvestri ha spiegato che:
Si tratta di un fenomeno che rileviamo di frequente soprattutto quando vengono trattati casi di cyber-stalking o di cyber-bullismo in cui l’obbiettivo del responsabile è aggredire proprio l’identità della vittima rimanendo anonimo, talvolta celandosi dietro profili falsi. Il reato in questo caso è la sostituzione di persona, previsto dall’art. 414 c.p.“.

Condivisione di messaggi di odio religioso o raziale

Il cosiddetto “hate speech“, ossia il linguaggio discriminatorio, razzista e antisemita.

La Dr.ssa Fabiola Silvestri ha spiegato che:
I profili di rilievo penale riguardano in particolare l’istigazione a delinquere di cui all’art. 414 c.p.. Più nello specifico la propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa previsto dall’art. 604 bis c.p. introdotto di recente dal legislatore“.

Condivisione di fake news

Più diffuso al confronto degli altri casi tipo trattati, le conseguenze della condivisione di fake news sono sottovalutate.

La Dr.ssa Fabiola Silvestri ha spiegato che:
Questo comportamento può integrare il reato di diffamazione in particolare quando viene lesa la reputazione di terzi. In casi più gravi, la fake news potrebbe addirittura incidere sulla sicurezza pubblica comportando per il responsabile la commissione di reati quali il procurato allarme presso l’autorità o la pubblicazione di notizie false atte a turbare l’ordine pubblico“.

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