Machu Picchu: un aeroporto mette a rischio il sito archeologico

Machu Picchu: un aeroporto mette a rischio il sito archeologico, Patrimonio UNESCO e una delle sette meraviglie del mondo

Machu Picchu: un aeroporto mette a rischio il sito
Machu Picchu: un aeroporto mette a rischio il sito. La cittadella degli Inka sta per affrontare una nuova minaccia: la costruzione di un aeroporto nella Valle Sacra, a Chinchero, tra Cusco e Ollataytambo.

La fortezza di Machu Picchu sorse nel XV, quasi inespugnabile per la sua posizione geografica, tra le gole naturali della valle del fiume Hurubamba. Abbandonata dagli stessi abitanti in epoca coloniale, si salvò grazie alla crescita veloce di una rigogliosa vegetazione che la coprì fino al XIX secolo. Solo nel 1912 uno storico statunitense, Hiram Bingham, ottenne il contributo da parte dell’Università di Yale e della National Geografic per portare alla luce la cittadella.

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Il sito è dal 2007 una delle Sette Meraviglie del Mondo Moderno. Il governo peruviano ha recentemente stabilito un tetto massimo di 2.500 turisti al giorno, in fila sin dalle prime luci dell’alba: una cifra già sostanzialmente alta, eppure inferiore ad una richiesta media di circa 6.000 visitatori al giorno.

Il Governo peruviano ha già approvato un progetto di costruzione di un nuovo aeroporto nella Valle Sacra. L’intenzione è quella di decongestionare il traffico aereo della vicina Cusco. Gli ambientalisti sono molto preoccupati per le forti vibrazioni indotte dal traffico aereo perché l’aeroporto danneggerebbe fisicamente i templi e altererebbe la loro sacralità.

Si può raggiungere Machu Picchu scegliendo tra un percorso di trekking di circa 3 giorni lungo l’antico percorso inca, o camminando da Aguas Calientes, la cittadina più vicina, con un cammino di circa un’ora. Da Aguas Calientes parte anche un bus, l’unico mezzo di trasporto che impiega circa 15 minuti.
L’aeroporto incentiverebbe gli arrivi da tutto il continente e apporterebbe una crescita del turismo. A Chinchero in molti sono scettici e hanno avviato una petizione nella quale viene fatta richiesta al presidente peruviano Martín Vizcarra di bloccare i lavori, per salvare un patrimonio non solo del Perù ma dell’intera umanità.

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